Il "MAKE-UP" e le donne

di Irene Pesce

Una delle tendenze più diffuse del pianeta "donna": il make-up.


Ormai andati, quei tempi in cui la bellezza della donna era rappresentata dal colore puro della sua pelle, dal colore limpido dei suoi occhi e dalla naturale forma del suo viso, delle labbra. Insomma, quella che noi grossolanamente chiamiamo "bellezza acqua e sapone". Oggi, infatti, siamo circondati dalla "ricerca della perfezione". Questo fenomeno possiamo constatarlo ovunque, in TV, sul Web o semplicemente guardandoci intorno. Sarà forse questo il motivo per il quale le donne non fanno altro che affogare tra fondotinta, ciprie, phard, mascara, rossetti e quant'altro possa servire per mascherare il loro volto? Sarà forse la paura di non sentirsi accettate in una società come la nostra, fatta solo di apparenze ed estetica?

O c'è qualcosa di più profondo?


Pia, 42 anni, casalinga, madre di tre figli, moglie di Maurizio, uno stimatissimo direttore bancario. Una vita dedicata alla cura della sua famiglia, una vita atta ad educare i suoi figli, ottima cuoca, ha la passione per il cioccolato e tutto ciò che con cioccolato si può creare. Per questo, il suo programma preferito è il "Re del cioccolato", su real time, il suo canale prediletto, fonte d'ispirazione durante tutto il giorno. Giovanissima le era stato proposto di lavorare a Parigi, presso una prestigiosa pasticceria, prima di scoprire di essere incinta.

Ama la perfezione, ama la pulizia, ama l'ordine, ma soprattutto ama Maurizio, un marito perennemente impegnato tra i suoi viaggi di lavoro, altrimenti "chi lo porta il pane a casa?" è solito dire. Pia è una donna così semplice, odia gli abiti importanti, ancor di più le borse e di mattina quando accompagna i suoi bambini a scuola (Giacomo 10 anni, Marzia 8 anni e Matteo 3 anni) osserva attentamente le altre mamme tutte in tiro e si chiede. "Ma che bisogno c'è?"

Pia è una persona vera, ecco.


E' una mattina d'Ottobre e Pia torna dalle sue solite ore di frenesia, tra i vari impegni, i bimbi, la spesa. Entra in casa e sul tavolo, in cucina, nota il cellulare di Maurizio. "Strano" pensa tra sè e sè, "non l' aveva mai dimenticato, è così attento a quel diavolo di cellulare, manco fosse la cosa più importante del mondo". Pia lo lascia lì al suo posto e torna alle sue faccende. Stanca si reca in bagno, si spoglia. Poi, prima di entrare sotto la doccia si guarda allo specchio ed in quel momento, il mondo si ferma. Pia osserva attentamente i lineamenti del suo viso, così cambiati dall'ultima volta che ci aveva fatto caso, forse era passato troppo tempo. Gli occhi, quegli occhi di chi non sorride mai, eppure delle leggere rughe li contornano.

Il suo corpo, un po' trascurato, un po' invecchiato. Passano ore e Pia non smette di fissarsi. I pensieri cominciano a vagare nella sua mente. Torna in cucina, ed eccolo lì, quel maledetto cellulare. Pia lo prende, cerca tra i messaggi e...

"FLAVIA: è stato bellissimo, come tutte le notti trascorse insieme. Baci"


Il mondo le crolla addosso, o forse è lei a sprofondare insieme al mondo.

Sono passati mesi e oggi ho incontrato Pia. Aveva gli occhi appesantiti da un alone nerastro, rossetto rosso sulle labbra sottili, un viso imperfetto e aranciato. Abitino nero, un paio di decoltè.


Accompagnava Giacomo a scuola.

Il trucco allora, una maniera per nascondere il dolore che si ha dentro, per distruggere il senso di inferiorità che... non prendiamoci in giro, capita a tutti di provare! Certo nel caso di Pia, "Lei ha distrutto solo se stessa" come dice Christiane Vera Felscherinow nel romanzo "Noi i ragazzi dello zoo di Berlino".


Il make-up, dunque, un mezzo con il quale poter mascherare se stessi e tutto ciò, solo perchè la vita stessa ci impone dei limiti. Se non sei alto 2 metri non puoi fare il modello. Se non pesi 20 kg no, mi dispiace, fai schifo, sei grasso!

Ironicamente parlando la realtà è questa. Perciò svegliamoci! Non lasciamoci abbindolare dal superfluo, viviamo per noi stessi e cerchiamo di sorridere alla vita, perchè un sorriso è la cosa più bella del mondo. Non cerchiamo la felicità tra le banalità della vita, bensì rendiamoci conto dell'essenziale.


Pirandello dice "Siamo uno, centomila e nessuno", solo perchè noi uomini cambiamo la nostra personalità a seconda delle circostanze in cui ci troviamo, come se in ogni momento della giornata in realtà indossassimo una maschera. E' un pensiero tanto affascinante quanto maledettamente vero.

Per cui, questo non dovrebbe bastarci?