Spagna - Timone dell’Europa - L’epoca “d’oro” della Spagna.

la redazione

Secondo il quotidiano Britannico Financial Times, l’economia spagnola è risultata la più rilevante di tutta Europa, il cui trend non è positivo da anni.

Dal 2023, il Pil spagnolo è, infatti, cresciuto del 3% l’anno rispetto all’1% rilevato per la zona Euro, togliendo dalla guida economica del continente Germania e Francia.

Per quest’anno, l’OCSE (Organiz- zazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) prevede uno sviluppo dell’economia spagnola del 2,6% e del 2% nel 2026, in linea con le proiezioni del governo e del Banco de España.

“Il principale motore (della crescita) è stato l’immigrazione” sostiene il Financial Times, perché la Spagna, diversamente dalle altre economie, “ha adottato un approccio più liberale”, con un’affluenza media di circa 600.000 migranti l’anno dal 2022, per lo più in età di lavoro. E anche per questo, la Spagna ha recentemente battuto un nuovo record, superando i 22 milioni di occupati.

Il tasso di disoccupazione è ancora il più alto dell’Unione europea, soprattutto quello giovanile (il 24% nel 2025, era superiore al 50% nel 2013).

I salari reali sono cresciuti negli ultimi trent’anni meno del 3%, anche per effetto della bassa produttività.

Il gap salariale tra donne e uomini si è ridotto, ma le donne guadagnano ancora il 20% in meno circa dei loro colleghi maschi.

Il problema principale è quello dell’accesso a una casa, con i prezzi di acquisto e di affitto alle stelle. La povertà si è ridotta per estensione: in Spagna ci sono 12,5 milioni di persone a rischio povertà, la cifra più bassa dal 2014.

Le politiche di welfare, come lo “scudo sociale” applicato per combattere le conseguenze economiche del Covid, hanno evitato che oltre 11 milioni di cittadini entrassero in povertà nel 2024. Ma ci sono oltre quattro milioni di persone che versano in condizioni di povertà severa.

Nel mese di ottobre, la Spagna ha registrato un aumento di occupati pari a 141.926 unità rispetto a settembre, ovvero un incremento dello 0,65%.

Questi dati hanno portato il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez a sottolineare il ruolo della Spagna come “locomotiva” nella creazione di posti di lavoro in Europa.

Il nuovo andamento economico positivo della Spagna viene spiegato attraverso diversi fattori:

- i fondi del programma Next Generation EU (NGEU) dell’Unione Europea, di cui la Spagna è il secondo maggior destinatario dopo l’Italia;

- una struttura produttiva più diversificata e aperta agli investimenti stranieri: tra il 2015 e il 2024, la Spagna ha attratto circa 304 miliardi € di investimenti esteri diretti, contro i circa 191 miliardi italiani registrati nello stesso periodo;

- la forte ripresa del turismo dopo la pandemia;

- il costo dell’elettricità comparativamente basso rispetto ad altri Paesi europei;

- le riforme del lavoro;

- un quadro normativo più favorevole agli investimenti stranieri.

Tra i rischi che potrebbero frenare la crescita spagnola, Goldman Sachs evidenzia la crescita dei prezzi degli immobili, che è piuttosto sostenuta e potrebbe rallentare i consumi interni, e la fine dei fondi europei del Next Generation Eu nel 2026, che potrebbe frenare gli investimenti dopo questa data.

A luglio, in un articolo, aveva sottolineato anche che «l’incertezza politica quest’anno ha rallentato il ritmo con cui il governo sta spendendo il Fondo europeo per la ripresa.

Il 2025 potrebbe essere il primo anno in cui l'impiego di queste risorse non aumenta su base annua.

Ciò ritarderebbe il sostegno fiscale all'economia, spostando una maggiore spesa al 2026 e (solo in piccola parte) al 2027».


27 gennaio 2026